giovedì 22 giugno 2017

"Dente per dente" di Francesco Muzzopappa: perché farsi una risata è sempre la migliore delle scelte

Dente per dente, Francesco Muzzopappa
“Perlustro mentalmente ogni istante della scoperta, mi piazzo di fronte alla scena del tradimento e immagino di stringere i pugni e di vare più forza. E mentre mi soffio il naso con il fazzoletto numero quarantuno del mio quinto pacchetto, immagino una versione di me determinata e violenta che risolve la faccenda con una bella carambola di mazzate, una sottospecie di Bruce Lee senza tutina ma con indosso il mio pigiama a rombi.”
Siete stati traditi e vi siete vendicati? Oppure temete di esserlo in futuro e volete capire come restituire la gentilezza? O ancora avete voglia di leggere semplicemente una storia che fa morire dal ridere? In qualunque caso “Dente per dente” (Fazi, collana Le Meraviglie, giugno 2017) è il nuovo esilarante romanzo dello scrittore e copywriter pugliese, milanese di adozione, Francesco Muzzopappa.

Tutto parte da quelle due dita mancanti di Leonardo, dalle prese in giro per questo e dal lavoro come guardiano al MU.CO (Museo d’arte Contemporanea) di Varese, un luogo in cui padroneggiano alcune delle opere peggiori dei più famosi artisti del panorama mondiale (non mancano tra le pagine le foto di tali lavori). 

Poi c’è Andrea, la sua ragazza, cattolica, e perciò devotissima, di sani principi, che non fa sesso, o meglio non più o ancora, per comprendere meglio, non con lui. Andrea onora sempre i dieci comandamenti e questi saranno molto utili a Leo nel momento in cui deciderà di prendere in mano la sua vita e riprendersi ciò che da troppo tempo gli spetta. E, con l’aiuto dell’amico comunista Ivan, mette in atto il suo VEV, il piano Virile e Vendicativo.

“L’opera 24 è CERCHIONAUTA, di Gian Giacomo Giacco. Con il quadrato nel cerchio, l’artista vuole significare la quadratura del cerchio. Un pensiero raffinato che ritroviamo in SEGA CIRCOLARE, la sua opera maggiore.”
Francesco Muzzopappa

Con una storia (non troppo) paradossale Muzzopappa intrattiene e fa riflettere: era da tempo che non leggevo un libro così divertente, di quelli che dopo che li cominci non vorresti più smettere!

Si parla di amore, di arte, di percezione degli altri, di disabilità, di amicizia, di auto, di animali (e al solo pensieri mi viene da ridere!) ma mai in maniera seriosa.

La disillusione provocata da un amore finito in maniera inaspettata si potrebbe, nella realtà, trasformare in qualcosa di negativo mentre in “Dente per dente” muta in 218 pagine (con ben quattro finali dedicate alle scuse) tutte da ridere. 

Nessuno vuole insegnare nulla con questo libro ma certamente può essere l’occasione per comprendere che certe situazioni possono essere prese con leggerezza e che farsi una risata può essere la migliore delle soluzioni.

Una commedia nera con personaggi che più irriverenti non potrebbero essere che non lascerà deluso neppure il più esigente dei lettori.

Un’ottima lettura con la quale rinfrescare questa estate appena iniziata.

Consigliatissimo!

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martedì 20 giugno 2017

"Absence: Il gioco dei quattro": il suggestivo esordio Fazi di Chiara Panzuti in bilico tra incorporeità e follia


Absence, Chiara Panzuti
“Qualcuno, nel mondo, aveva deciso di farmi questo. E non potevano esserci motivazioni di odio o ripicca, perché non avevo nemici. Ero sola, destinata a un cambiamento continuo, e neppure gli amici facevano in tempo a farsi un’opinione su di me. È così dannatamente semplice sentirsi invisibili.”
Avete mai provato la sensazione di essere ignorati da qualcuno? Quando parlate e nessuno sembra ascoltarvi? O quando vi trovate in mezzo a tante persone ma è come se foste soli? E avete mai avuto paura di essere dimenticati dalle persone alle quali tenete? 

Se la risposta è positiva non vi sarà difficile calarvi nelle vite dei quattro protagonisti di “Absence: Il gioco dei quattro” (Fazi Editore, collana LainYA, giugno 2017), il primo capitolo della trilogia di Chiara Panzuti, giovane scrittrice milanese, classe 1988.

Tutto parte con Faith, una sedicenne finita a Londra con la madre in attesa di una bambina, dopo l’ennesimo trasloco. Ma tutto ad un tratto lei non l’ascolta più, la ignora completamente, come se fosse diventata invisibile. È l’inizio di un incubo, nessuno la vede né si ricorda di lei. La stessa madre parla con gli altri come se la figlia non fosse mai esistita. 

Poi l’incontro con un uomo vestito di nero che le consegna delle lenti a contatto, degli auricolari e un biglietto con su scritto 0°13'07''S78°30'35''W, torna a vedere”. Cosa significa tutto questo? E dove il lungo viaggio porterà Faith e i compagni di viaggio, anche essi divenuti invisibili, Jared, Christabel e Scott?

“Absence: Il gioco dei quattro”, genere young adult, è un libro davvero particolare e diverso dai soliti che avete letto fino ad ora. Si parte da situazioni reali facenti parte della quotidianità di gran parte di noi per sfociare in una condizione paradossale in cui niente è come sembra e tutti devono guardarsi le spalle per il timore di perdere anche quel poco che ancora possiedono. 
Chiara Panzuti

“Ero non-vista in mezzo ai non-visti. Perché Jared aveva ragione, alla gente non importava del mondo attorno.”

La parola che resta in mente dopo la lettura è alienazione. Tutto gira intorno a questo, alle paure dell’essere umano, al rischio di essere dimenticati e rimanere soli. È una condizione terribile ma non troppo lontana da ciò che accade nel mondo. 

Grazie alle nuove tecnologie e ai social si ha l’impressione di far parte di una rete senza fine ma siamo certi che la solitudine non si nasconda proprio in ciò?

“Absence” fa riflettere e rabbrividire al tempo stesso e proprio per questa ragione risulta incredibilmente attuale. E cosa rimane infine ai protagonisti e al lettore se non il cercare di avere fede, Faith, nei confronti degli altri, di sé stessi e del mondo che ci circonda, tra sentimenti altalenanti e nuove consapevolezze? 

“Perché? È possibile diventare invisibili? Ed è possibile dimenticare chi ami? Perché? Tornare a vedere. Ma chi ero io? E cosa dovevo vedere esattamente?”

Se perciò avete voglia di leggere qualcosa di diverso (che in alcuni, pochissimi, tratti ricorda “Maze runner – Il Labirinto” di James Dashner, Fanucci Editore), di coinvolgente e sconvolgente, in cui si viaggia in maniera avventurosa per il mondo, allora è il libro per voi.   

E per chi, come me l’ha già divorato, non resta che attendere l’uscita dei prossimi due capitoli, “L’altro volto del cielo” e “La memoria che resta”.

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giovedì 15 giugno 2017

“La ragazza del tram. La mia vita oltre il finestrino” di Roberto Cibin: un colpo di fulmine tra sogno e realtà

La ragazza del tram, Roberto Cibin
“Per un momento che non so quanto duri rimango bloccato, dimenticando di respirare. È a pochi metri da me ma solo ora la noto. La frangia e i capelli lisci scuri le fanno da cornice al viso, che non ha bisogno di un filo di trucco per farsi notare. Anche il giubbino, i jeans e le scarpe nere a stivaletto sono così normali da renderla speciale. Mi ipnotizza nella sua semplicità. Si volta, e i suoi occhi incrociano i miei. Per un istante siamo soli: la folla svanisce, il traffico si ferma, i rumori della città si zittiscono.”
Pubblicato alla fine del 2016 “La ragazza del tram. La mia vita oltre il finestrino” (Undici Edizioni, recentemente 3° classificato al Concorso Nazionale Letterario "Artisti" per Peppino ImpastatoPrima edizione - sezione C - Libro Narrativa Edito) ha fatto discutere tanto. 

Roberto Cibin, l’autore (contabile milanese, calciatore per passione), aveva tappezzato la città di Milano con i suoi volantini alla ricerca di una fantomatica, o almeno così pareva, ragazza incontrata in un tram. Con questi attirò l’attenzione dei media ed ecco quindi che abbiamo sentito Cibin alla radio per ritrovarlo poi persino in televisione.

I più lo hanno giudicato come uno dei soliti interessati al successo, altri l’hanno ammirato per la caparbietà, ma come è andata veramente la storia? Questa ragazza esiste e l’incontro tra i due è avvenuto realmente?

“La ragazza del tram. La mia vita oltre il finestrino” racconta tutto ciò che è accaduto, da prima dell’incontro al dopo, comprese tutte le dinamiche succedutesi per cercare di trovare la ragazza e l’interesse da parte di radio e TV.

Con essi l’ansia di Cibin e la voglia di ritrovare una ragazza vista una sola volta ma rimasta nel suo cuore in maniera indelebile.
Roberto Cibin

“Si dovrebbe sempre procedere con positività, è vero. E infatti, se quella non abitasse in pianta stabile dentro di me, di certo non sarei qui a inseguire quello che sembra sempre più stato un sogno o un’allucinazione.”  

Inizialmente i dubbi sono tanti ma proseguendo con le pagine ci si accorge che non vi è nulla di così irrazionale in tutto questo, se non l’ostinazione, oggi rara, di un ragazzo che vorrebbe solamente conoscere lei e il pentimento di non aver agito prima, frenato dalla timidezza, dall'imbarazzo e dall'incredulità del momento.


E poi vi siete mai chiesti se alla fine lui è riuscito a ritrovare la ragazza del tram? Non sarò di certo io a svelarvelo ma se siete curiosi non vi resta che leggere il libro, una lettura piacevole dal retrogusto dei tempi andati, la dimostrazione che ancora oggi esistono uomini che non si arrendono e che sanno sperare nonostante tutto e tutti.  

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domenica 11 giugno 2017

“La fioraia del Giambellino” di Rosa Teruzzi: il ritorno delle investigatrici milanesi, tra nuove indagini e vecchie sofferenze

La fioraia del Giambellino, Rosa Teruzzi 
“Penso che Vittoria aveva ragione: il suo tempo aveva subito un’accelerazione, come se la ricerca di verità per un’altra donna avesse comportato una crescita per lei. Si alzò e mise il tè a bollire sul fuoco. Era il momento delle scelte adulta, si disse.”
“La sposa scomparsa” (Sonzogno, 2016) mi era piaciuto davvero tanto e sapere, dalla stessa Rosa Teruzzi, in occasione di Tempo di Libri, che era in procinto di uscire il seguito, non poteva che essere una piacevolissima notizia per me.

Posso ora dire, dopo aver divorato “La fioraia del Giambellino” (Sonzogno, maggio 2017) che non vedo già l’ora di leggere il terzo capitolo!

Protagoniste indiscusse sono ancora una volta loro tre, Libera, Vittoria e Iole, madre, figlia e nonna. Un terzetto dai caratteri differenti tra loro ma tutte caparbie e sempre pronte a mettersi in gioco. Ed ancora una volta Vittoria si è fatta convincere da una giovane ragazza in procinto di sposarsi ad indagare sul suo passato, alla ricerca di quel padre mai conosciuto e del quale la madre non hai mai voluto parlare. Iole non potrebbe essere più felice di occuparsi di questo caso, il suo animo da detective ci mette un attimo a manifestarsi nuovamente ma dall'altra parte la nipote Vittoria non è troppo felice di queste iniziative che potrebbero rivelarsi pericolose. Ma lei stessa rischia di cacciarsi nei guai continuando ad indagare sulla morte del padre.

“La fioraia del Giambellino” ci riporta nella Milano del precedente capitolo, in quel casello ferroviario divenuto casa delle protagoniste, realmente presente nel capoluogo lombardo e in via di riqualificazione (con il desiderio di tramutarlo in un luogo in cui incontrarsi e parlare di libri) grazie ad un progetto di Rosa Teruzzi in collaborazione con alcune associazioni di quartiere.
Rosa Teruzzi, ©Rebecca Mais 

Vittoria è un personaggio bellissimo, una donna con mille incertezze, una creatività da esprimere, lo fa principalmente attraverso i fiori e il loro significato, la voglia di vivere un amore da troppo tempo desiderato e sognato ed una solitudine profonda difficile da arginare. 

Vittoria è reale e con essa il mondo che la circonda, un mondo talvolta difficile da comprendere ma anche colmo di opportunità, seppure non sempre positive.

“La fioraia del Giambellino” ha una copertina bellissima, è divertente (come non apprezzare le idee stravaganti della più anziana ed intraprendente del trio, Iole) è coinvolgente e perché no, anche sognante e ricco di fascino.  


In un unico libro si hanno tre visioni della vita, non meno importante delle altre quella della figlia Vittoria, ferma in quella fase in cui si cerca giustizia a tutti i costi, e si ha l’opportunità di scoprire quelle stradine di una Milano troppo spesso stereotipata ma che in realtà nasconde tanti meravigliosi angoli da percorrere con la scrittrice ed eventualmente recandocisi di persona. 

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giovedì 8 giugno 2017

Bergamo, è l’ora dei Simpsons! Dal 22 al 24 giugno per BergamoTOONS l’animatore e regista dei Simpsons David Silverman

© MATT GROENING - THE SIMPSONS TM&© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation. All rights reserved
Manca poco, tra due settimane circa la città di Bergamo si tingerà di giallo in onore dei mitici Simpsons, in occasione della prima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Animazione BergamoTOONS, una rassegna costellata di eventi, conferenze, proiezioni e mostre dedicati al cinema di animazione. Tutto rigorosamente a ingresso libero.

Dal 22 al 24 giugno 2017 la città intera diverrà capitale del cartoon: tema centrale l’humor, rintracciabile nella maggior parte delle opere animate di Bruno Bozzetto, il regista e cartoonist bergamasco Presidente Onorario dell’Associazione BergamoTOONS organizzatrice del Festival di cui è Direttore Artistico Federico Fiecconi.

Sarà un’occasione per trascorrere tre giorni all’insegna dell’animazione, dei Simpsons ma anche per scoprire alcuni dei luoghi storici più suggestivi della città dei mille che ospiteranno le diverse iniziative.

BergamoTOONS 2017
L’ex-chiesa di Santa Maria Maddalena ospiterà fino al 15 luglio la spettacolare esposizione inedita “The Simpsons - L’arte dietro le quinte”, che rivelerà al mondo in esclusiva mondiale decine di artwork originali utilizzati per produrre il serial della Fox.

La Gamec, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sarà, fino al 2 luglio, il luogo di esposizione della mostra di disegni originali di Bruno Bozzetto L’Arte di Allegro non troppo, seguita dalla proiezione del lungometraggio Bozzetto non troppo (2016) di Marco Bonfanti.

La recentemente rinnovata Accademia Carrara sarà invece cornice di una proiezione di corti d’autore sotto le stelle.

Ma l’evento più atteso in assoluto è quello che vedrà protagonista David Silverman, direttamente da Hollywood, il regista che 30 anni fa portò in TV i primi episodi de I Simpsons animando i disegni del cartoonist Matt Groening fin dalla prima puntata del serial, e regista del lungometraggio I Simpsons – il film; con lui Silvia Pompei, animatrice italiana della Fox.  

E sarà lo splendido complesso di Sant’Agostino dell’Università degli Studi di Bergamo, sede degli incontri e delle conferenze di BergamoTOONS, ad ospitare la lectio magistralis di David Silverman, prima del finale in musica e cartoons nella cornice del chiostro del Carmine in Città Alta.

In programma anche una maratona Simpson che riproporrà i migliori episodi della serie; le proiezioni all’aperto sugli spalti di Sant’Agostino offriranno gratuitamente al pubblico di Bergamo anche lungometraggi serali, tra cui I Simpson – il film (2007) presentato proprio dal regista Silverman.
© Bruno Bozzetto

Al Teatro Donizetti la serata di gala di giovedì 22 giugno con la versione restaurata di fresco di Allegro non troppo (1976) di Bruno Bozzetto, protagonista un giovane Maurizio Nichetti presente in sala insieme al regista. 

L’evento sarà preceduto da Cartoonist all’opera! con l’ironico disegnatore italo-bavarese Joshua Held alle prese con l’opera di Rossini.

Non mancheranno altri appuntamenti pensati per il pubblico giovane, in particolare: Aperitoon e Cartoon Party, per brindare agli scintillanti anniversari di alcuni eroi dell’allegria animata: I Simpson (30 anni), il settantenne papero Daffy Duck, nonché la vecchia gloria della Tv Professor Balthazar (50 anni). 

BergamoTOONS si ripropone tuttavia anche una missione di tutta serietà: stimolare nuove professionalità e fornire ai giovani strumenti utili a poter intraprendere una carriera nel mondo dell’animazione, attraverso incontri, workshop e master class tenuti da protagonisti affermati del settore, tra cui il musicista Roberto Frattini e il fumettista Simone Albrighi, il Sio delle celebri vignette di Scottecs. Al centro dell’attenzione vi saranno la scrittura, i linguaggi e le tecnologie produttive del cinema animato come momento d’intrattenimento e come strumento di comunicazione negli spot pubblicitari.

Per il programma dettagliato di eventi e proiezioni il riferimento è la pagina Facebook BergamoTOONS e il sito Internet.

Non resta perciò che segnare sul calendario questo imperdibile Festival e... ci vediamo tutti a Bergamo con i Simpsons!
© MATT GROENING - THE SIMPSONS TM&© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation. All rights reserved
BERGAMOTOONS è organizzato dall’omonima Associazione nata nel giugno 2016 per promuovere il cinema di animazione sul territorio. Ne sono soci fondatori Valentina Mazzola (Presidente); Andrea Bozzetto (VicePresidente); Federico Fiecconi (Direttore Artistico); Gigi Tufano (Segretario); Oscar Mazzola (Tesoriere), con Presidente Onorario: Bruno Bozzetto.


BERGAMOTOONS gode del patrocinio del Comune, dell’Università degli Studi di Bergamo e delle associazioni di settore Animation Italia, ASIFA Italia e Cartoon Italia. Alcuni appuntamenti del programma sono realizzati in collaborazione con Bergamoscienza, GAMeC e Accademia Carrara.

martedì 6 giugno 2017

“L’ombra di Don Calogero” di Anna Pergolizzi: tra mafia, omertà e giovani aspirazioni dissolte

L'ombra di don Calogero, Anna Pergolizzi
“Il telegiornale stava dando la notizia dell’evasione dal carcere di Germano De Luca, alias don Calogero. Improvvisamente Clara si sentì mancare il respiro, il suo volto divenne pallido e iniziò a tremare. La prima cosa che pensò fu quella di avvertire Francesco e il marito, per evitare un’eventuale persecuzione da parte di don Calogero e poter scappare in un posto lontano. La paura e la tensione stavano crescendo sempre di più. Prese il cellulare dalla tasca dell’abito e compose il numero del marito.”
Clara La Rosa è una giovane donna cresciuta troppo in fretta a causa delle sevizie che ha dovuto subire fin da piccola. La sua Catania, così bella e ammaliante, mostra il rovescio della medaglia con la mafia e con Don Calogero, un potente boss siciliano che la vessa e che non intende lasciarla in pace. Lei vorrebbe solamente dedicarsi alla sua passione, la moda, ma come liberarsi di una famiglia che non la comprende ma la usa solamente? La situazione economica non è certo delle migliori e liberarsi da tutto questo sarà molto complicato o forse impossibile.

“L’ombra di Don Calogero” (selfpublishing, 2017) è il romanzo di esordio di Anna Pergolizzi, giovane autrice catanese classe 1991. Una storia molto forte narrata con coraggio: trattare tematiche delicate come la mafia, gli abusi sui minori e la bulimia non è certo semplice.

Una prima parte ripercorre il passato di Clara, tra violenza e sogni troppo spesso spezzati da quella famiglia soggiogata da uno tra i più terribili boss mafiosi. La scrittura scorre come un fiume in piena che ferisce e lascia il lettore sbigottito. Difficile non immedesimarsi nelle speranze di una ragazza che fatica a crescere, come tutti nel periodo adolescenziale, ma che non scorge la via di uscita che possa regalarle la tanto agognata felicità.

Nella seconda parte accade però qualcosa di strano, le vicende si accavallano, ho avuto la sensazione che ci fossero troppi elementi concentrati tutti nelle stesse pagine e che per questo la confusione la facesse da padrone. È vero che in parte riguarda il disordine nella testa della protagonista ma non è solo questo. La narrazione diviene più faticosa, e in qualche modo paradossale, in maniera non troppo piacevole e con la presenza di inutili luoghi comuni.


Trovo però che ci siano delle buone basi che possono essere sviluppate ed elaborate nel migliore dei modi e non resta perciò che attendere il seguito di questa storia, perché c’è ancora tanto da svelare e ricordare. 

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Biografia di Anna Pergolizzi: 

L'autrice Annalisa Pergolizzi è nata il 22 agosto del 1991 in Catania dove a tutt'oggi risiede. Tra i suoi obiettivi vi è quello di conseguire una laurea in Psicologia Clinica Forense, materia che la appassiona. Tra i suoi interessi vi sono anche: la fotografia, la moda e la pittura. Con spiccata sensibilità osserva quotidianamente i drammi sociali di una città come Catania, segnata in maniera indelebile dalla criminalità di stampo mafioso. Realizza nel 2017 il suo primo romanzo dal titolo L'ombra di Don Calogero.

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giovedì 1 giugno 2017

“Manifesto per una vita analogica” di Julius Hendricks: un manualetto alla riscoperta di ciò che era e che può ancora essere

Manifesto per una vita analogica, Julius Hendricks
“Mi chiedo solo perché la gente non legga più. Di recente ho letto in un articolo che l’internauta tedesco passa in media due ore e mezza al giorno su Facebook, Twitter, e simili. Se si considera che il lettore medio può registrare e comprendere qualcosa come duecento parole al minuto e che una pagina di romanzo ne conta circa 250, potrebbe benissimo leggere una cinquantina di pagine al giorno sottraendo non più di un’ora al tempo dedicato ai social network.”
Siamo ormai circondati dalle tecnologie e nonostante i numerosi vantaggi spesso ce ne lamentiamo. Ricordate per esempio quando non c’erano i telefonini e potevamo andare in giro indisturbati senza l’ansia che qualcuno potesse chiamarci o inviarci un messaggio da un momento all'altro? E quando non c’era Facebook e le persone si incontravano fisicamente o scrivendo una bella lettera?

“Ma ovviamente non è vero che passiamo due ore al giorno seduti davanti al computer a rispondere a richieste di amicizia e a condividere immagini e video divertenti. No, ci stiamo tutto il giorno, sempre con un occhio alla rete e senza mai badare veramente a quello che stiamo facendo.”

Tempi passati e dimenticati, dirà qualcuno, ma chi ci impedisce di fare, di tanto in tanto, un passo indietro e goderci la tranquillità che, per quanto ci paia lontana, esiste ancora?

“Manifesto per una vita analogica” (Corbaccio, 2017) mostra come si possa modificare il nostro stile di vita per dedicarci maggiormente alle cose importanti (o almeno tali per noi) mettendo da parte tutto ciò, o quasi, che fa parte del mondo multimediale.

Ciò significa dedicarsi ai libri senza distogliere lo sguardo ogni due secondi per vedere se qualcuno ci ha scritto su WhatsApp, osservare la natura, le persone e quant'altro di bello è stato creato per essere guardato.

“Perché allora oggi nessuno ha più tempo per leggersi un libro in tranquillità? Per la stessa ragione per la quale nessuno ha più tempo per pensare: perché mentre lo si fa non si riesce a fare nient’altro.”
Julius Hendricks

Ciò che sorprende è che Julius Hendricks (studente di Storia dell'Arte e Comparatistica all'Università di Bonn e dipendente in una libreria di Colonia), l’autore di questo che può essere definito un piccolo manuale di analogical lifestyle, è un vero e proprio nativo digitale, classe 1993, nato e cresciuto tra i tanti dispositivi tecnologici.

“Al mattino per prima cosa apri la finestra, non Windows.”

Ci si aspetterebbe un discorso differente mentre ecco che la tendenza si inverte e anziché portare avanti un discorso pro-tecnologie avviene il contrario, vi è una riscoperta di ciò che si usava e si faceva anni fa, un ritorno all'analogico che permetta di vivere meglio la propria vita, con minor stress e permettendo al tempo di scorrere in maniera meno frenetica.

“Non uscire mai di casa senza un tascabile. Quando senti il bisogno di dare un’occhiata al cellulare, leggine un paio di pagine.”

Dopo una parte introduttiva le pagine sono dedicate a brevi consigli per un ritorno rapido, ma il più possibile indolore, all'analogico. Suggerimenti per chi si sente assuefatto da telefonini, tablet e computer e per coloro i quali non ammetteranno mai di esserlo ma che sotto sotto cercano un modo per uscirne fuori almeno in parte.

Al centro di ogni riflessione l’importanza dei libri, delle librerie, la magia e le atmosfere che solamente questi ci possono regalare.

Ciò non significa perciò abbandonare le tecnologie ma provare a concentrarci meno su di esse, riscoprire ciò che forse avevamo dimenticato e leggere per vivere nuovi inimmaginabili mondi.  

“Metti il naso fuori dalla finestra per vedere che tempo fa invece di controllare sull’app meteo.” 

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